DREAMERS AT WORK

Storie di passione, amore, coraggio e talento. Una fotografia dei valori e dei sentimenti dei sognatori di oggi. Uno sguardo curioso e aperto, al di là di preconcetti e luoghi comuni…

Kenya, independence day

kenya-map-provincesLa presenza degli europei si intensificò in Kenya alla fine del XIX secolo, quando il Paese divenne una colonia britannica. I bianchi scacciarono gli indigeni dai fertili altopiani dell’interno, avviando l’agricoltura di piantagione. I kĩkũyũ vennero impiegati nelle belle fattorie disseminate sul territorio e diedero un importante contributo alla crescita economica del Paese. I kamba vennero spinti ad arruolarsi e dar vita al nascente esercito. I luya vennero solitamente impiegati in lavori domestici e l’artigianato. Dando ad ogni etnia un ruolo diverso, i coloni inglesi applicarono la legge del divide et impera usata in tutti i paesi africani sotto il loro domino. Questa divisione è visibile ancor oggi nella società keniota.

Nel secondo dopoguerra i kĩkũyũ lottarono aspramente per conquistare l’indipendenza (molti di loro parteciparono alla celebre rivolta dei Mau-Mau. L’indipendenza fu ottenuta il 12 dicembre 1963 e le elezioni di quell’anno portarono Jomo Kenyatta, uno dei leader indipendentisti, alla presidenza del Paese. Kenyatta promosse una politica moderata e filoccidentale, realizzando importanti riforme economiche e politiche che permisero la modernizzazione e l’industrializzazione del paese; inoltre rimase in buoni rapporti con la Gran Bretagna e con le nazioni confinanti.

Nel 1978, alla morte di Kenyatta, fu eletto presidente Daniel Arap Moi che proseguì la politica del suo predecessore; nel 1982 approfittando di un fallito golpe da parte dell’esercito, Moi riuscì a consolidare il proprio potere, perseguitando come traditori i suoi1323759888871_1323759888871_r oppositori politici e introducendo nel paese il monopartitismo.

Con la fine della guerra fredda, il mondo occidentale cominciò a condannare i metodi dispotici e polizieschi del governo di Moi, che, messo alle strette dalla minaccia di sospendere gli aiuti economici, reintrodusse nel paese il multipartitismo.

Alle elezioni presidenziali del 2002 Moi non si presentò come candidato, segnando di fatto il crollo del proprio regime dopo 24 anni di dominio: il nuovo presidente fu Mwai Kibaki.

Le elezioni del 2008, però, furono segnate da un’esplosione di violenza etnica che proseguì anche dopo la proclamazione, di stretta misura, della vittoria del partito del presidente uscente: solo grazie alla mediazione di Kofi Annan si giunse ad un armistizio tra le fazioni, con l’intesa che il presidente Kibaki ed il suo principale rivale Odinga governassero insieme: quest’ultimo è stato quindi nominato primo ministro, carica neoistituita.

La nuova sfida per questa grande Nazione saranno le elezioni che si terranno nel Marzo 2013, la speranza per il futuro del Kenya è che tutto si svolga in clima di pace.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 dicembre 2012 da in Storie con tag , , , , , , , .

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