DREAMERS AT WORK

Storie di passione, amore, coraggio e talento. Una fotografia dei valori e dei sentimenti dei sognatori di oggi. Uno sguardo curioso e aperto, al di là di preconcetti e luoghi comuni…

Obama a Dakar, omaggio a Mandela

1“E’ un eroe per il mondo intero. Se e quando lascerà questa terra, sappiamo tutti che la sua eredità rimarrà viva per secoli”: lo ha detto il presidente statunitense Barack Obama, durante la conferenza stampa congiunta con il suo omologo senegalese Macky Sall, in riferimento all’ex presidente sudafricano Nelson Mandela, le cui condizioni di salute si sono aggravate negli ultimi giorni. L’inquilino della Casa Bianca ha cominciato a Dakar la sua seconda visita ufficiale in Africa, che lo porterà anche in Tanzania e in Sudafrica. Vestiti di bianco, migliaia di senegalesi hanno salutato con entusiasmo il corteo presidenziale lungo la strada percorsa questa mattina da Obama, che ha incontrato Sall al palazzo della Repubblica. Sulle magliette indossate dai giovani è stampato il volto dei due capi di Stato e lo slogan ‘Senegal deukum diam’ (Senegal paese di pace, in lingua wolof).

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Al termine del colloquio, a porte chiuse, il primo presidente nero degli Stati Uniti ha sottolineato che “il Senegal è uno dei più strettipartner di Washington in Africa” e si è poi complimentato con le autorità di Dakar che “stanno diventando un ottimo modello di buon governo” per l’intero continente. Nel suo discorso Obama ha stilato un elenco dei ‘buoni alunni della democrazia’ in Africa, cioè di paesi che “si stanno incamminando verso la direzione giusta di riforme tese a rafforzare istituzioni democratiche”. Il presidente americano ha citato il Ghana, la Costa d’Avorio, il Niger e la Sierra Leone. Nel suo intervento ha poi insistito sulla necessità di “combattere la corruzione”: una lotta, secondo Obama, che “gioverà alla democrazia, al rispetto dei diritti umani e alla crescita economica”. A Sall, in carica da maggio 2012 e ricevuto alla Casa Bianca lo scorso marzo, il capo di Stato americano ha assicurato il proprio sostegno per “il ritorno della pace nella Casamance (regione meridionale teatro di un trentennale conflitto indipendentista, ndr)” e la volontà di “riattivare il programma di preferenza commerciale Agoa” per rafforzare la cooperazione bilaterale tra Washington e Dakar. Al centro dei colloqui c’è stato anche il conflitto in corso nel vicino Mali e la lotta al terrorismo e al narcotraffico in Africa occidentale. Pur essendo nel cuore dell’Africa francofona, il Senegal potrebbe essere scelto da Washington come base principale del Comando militare degli Stati Uniti sul continente (Africom).

Nella sede della Corte suprema nella capitale senegalese, Obama ha poi incontrato i presidenti delle massime giurisdizioni di 12 paesi africani – sei francofoni e sei anglofoni – insistendo sull’importanza di “avere una giustizia indipendente” e di “fare applicare la legge per lo sviluppo del continente”. Nelle prossime ore sono previsti incontri ad alto livello tra centinaia di uomini d’affari statunitensi, autorità ed imprenditori senegalesi.

Intanto, a bordo di un traghetto con la moglie Michelle e le due figlie Malia e Sasha, Obama sta raggiungendo per una visita “privata” l’isola di Gorée (Gorea), situata quattro chilometri a largo di Dakar, punto di partenza tra il 1500 e il 1800 degli schiavi neri per le Americhe, divenuta nel 1978 patrimonio mondiale dell’umanità. C’è grande attesa per le parole che pronuncerà il presidente statunitense, di origine keniana, “in memoria degli africani che sono stati coinvolti nella tratta atlantica degli schiavi”. L’isola è stata già visitata dai suoi predecessori, Bush e Clinton.

(fonte: misna.org)

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Questa voce è stata pubblicata il 27 giugno 2013 da in Storie con tag , , , .

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