DREAMERS AT WORK

Storie di passione, amore, coraggio e talento. Una fotografia dei valori e dei sentimenti dei sognatori di oggi. Uno sguardo curioso e aperto, al di là di preconcetti e luoghi comuni…

Essere missione oggi

EssereMissioneOggiRinnovare il linguaggio
Spesso nella comunicazione e nel linguaggio della missione i missionari, per sottolineare la loro identità, si definiscono con quattro caratteristiche: ad gentes, ad vitam, ad extra, ad pauperes.
Nella visione della missione globale queste modalità perdono di senso, a meno che non sia dato loro un significato più aderente alle sfide epocali.  Ad gentes, per esempio, deve essere l’atteggiamento di apertura, accoglienza e di ospitalità nei confronti di ogni uomo/donna ovunque nel mondo.  Ad vitam, per esempio, un impegno a salvaguardare e promuovere i valori della vita dal concepimento fino alla morte. L’ad extra può essere bene inteso come esodo costante dalle proprie sicurezze, dai propri progetti e schemi, per inserirsi in ogni contesto e ambito di lavoro missionario, privilegiando i poveri, i giovani e gli esclusi dal sistema di mercato, nuovi pauperes della globalizzazione.
Molte altre espressioni come «andare in missione» o la differenza tra «loro» e «noi», inviati e destinatari, impoverisce il dialogo e l’incontro fecondo della missione, perché nella visione del nuovo orizzonte missionario tutti siamo discepoli dell’unico maestro Gesù.
Se il linguaggio adottato a partire dalle conquiste coloniali può diventare un ostacolo, la comunicazione verbale e non verbale, cartacea e audiovisiva, ma soprattutto quella cibernetica e virtuale diventa una sfida per la missione in questo nuovo orizzonte paradigmatico. Non possiamo più esimerci dall’uso sapienziale di questi nuovi mezzi per l’evangelizzazione, senza dimenticare che è nel rapporto personale e diversificato che si accentua l’efficacia della proposta evangelica, badando a formare la coscienza delle persone ai valori del Regno, a non essere ripetitori, burattini e clonati, ma attori e promotori di un futuro sostenibile per tutta l’umanità.

Il paradigma feudale è inadatto per la missione oggi
In questo nuovo orizzonte deve essere preso in considerazione il modo di concepire e vivere il servizio dell’autorità e l’amministrazione.
Il paradigma feudale e esageratamente gerarchico e piramidale non è più adeguato per affrontare le sfide della missione intesa come globale e locale. Il Concilio Vaticano II aveva proposto il modello decentralizzato e sussidiario, collegiale e partecipativo, aprendo spazi e opportunità per i laici, le donne e il pluralismo dei ministeri. Alla richiesta di condivisione e partecipazione oggi, la chiesa istituzionale risponde spesso con proposte dottrinali, canoniche e disciplinari, di per sé importanti per non creare abusi e iniziative dettate dalle mode del momento, ma che non risolvono né spiegano il disagio, l’esodo di credenti e il silenzio di gente che rimane nella chiesa, ma non la considera più come riferimento incoraggiante. L’opera missionaria dovrà farsi carico dunque di questo malessere e spingere le comunità dei credenti ad assumere con coraggio la dimensione profetica, insieme a quella cultuale e diaconale.
Allo stesso tempo la riduzione dei beni immobiliari o il loro riutilizzo per l’accoglienza e per il bene comune, la trasparenza nell’uso e nell’amministrazione finanziaria saranno mezzi efficaci per non scandalizzare i poveri, i non credenti ed altre espressioni e tradizioni religiose.

Estratti de: “Essere missionari oggi” di Fernando Zolli edito da Emi anno 2012

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Questa voce è stata pubblicata il 21 ottobre 2013 da in Libri, Storie con tag , , , , , .

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