DREAMERS AT WORK

Storie di passione, amore, coraggio e talento. Una fotografia dei valori e dei sentimenti dei sognatori di oggi. Uno sguardo curioso e aperto, al di là di preconcetti e luoghi comuni…

Korogocho – Padre Stefano: “Vi auguro di esser pietre rotolanti”

Korogocho, 18 Aprile 2014

525976_413373805355176_1875304646_nCarissimi,

Pace!

E’ Giovedì Santo, giorno dell’intimità ferita e dell’amore fino alla fine. E’ Venerdì Santo, giorno della cattiveria che si ammassa su un Uomo giusto, la cui unica colpa è stata quella di rivelare all’uomo la sua verità. E’ Sabato Santo, giorno del silenzio, pieno di paura e di speranza. E’ Pasqua, finalmente. Ancora una volta. Sempre.

E’ tempo di passaggi, tanti passaggi che fanno l’unico Passaggio (Pasqua) alla Vita vera.

Come dice Papa Francesco, Pasqua non il lieto fine di una storia cominciata bene e continuata male. Non è la bacchetta magica di un Dio che ci risolve i problemi di un’esistenza difficile. Non è l’ultimo miracolo che ci toglie, ancora una volta, la responsabilità della nostra scelta.

Pasqua è tutt’altro, è ben altro. E’ Dio stesso che interviene nella nostra storia di piccoli egoismi e piccole paure e la cambia in Bene, in Vita, solo perché Qualcuno, Gesù, ha saputo decidersi per Lui e fidarsi di Lui. Dio lavora nelle nostre scelte concrete, le trasforma in qualcosa che noi nemmeno avremmo potuto immaginare nei nostri sogni più belli; è il suo intervento che ci dona la Vita proprio perché noi avevamo già deciso di donargli la nostra, pur nella sofferenza e nell’incomprensione. E’ la scelta di Gesù che “permette” a Dio di entrare nella sua e nostra storia, e là dove Dio entra è sempre Resurrezione. Questo è il Passaggio: da una vita spesa per gli altri, anche e sempre contro le incomprensioni dei giusti e la cattiveria degli ingiusti, alla Vita per sempre, alla Luce che nessuna tenebra può sconfiggere. E’ il sigillo eterno di Dio che non solo approva una vita come questa, ma che incredibilmente si fa riconoscere proprio in una vita come questa.

Le nostre scelte sono tanti passaggi che insieme, gradualmente portano a questo Passaggio. Non è un cammino lineare di un giorno, è la fatica e la bellezza di una vita spesa, donata, costi quel che costi.

E’ il passaggio che la comunità di St. John sta vivendo: sapere che la vita nell’egoismo è sempre più facile della vita nell’amore, ma credere che la vita nell’amore è l’unica capace di darci un senso, di spiegarci perché esistiamo. E’ il passaggio a credere che nessuno può dettar loro (alla gente di Korogocho) alcunché sulla loro identità, men che meno sulla loro dignità. Quanti “professoroni”, quanti “profeti di sventura” vengono a predicare le loro parole vuote, ad insegnare a quelli che – loro credono – sono semplicemente sacchi vuoti da riempire. Quanto calpestare la dignità di questa gente che ha la sola colpa – se mai di colpa si può parlare – di essere povera, poco istruita, molto naïve, e quindi così facile da abbindolare o da comprare per molto meno di trenta denari. I poveri, nel loro bisogno e nella loro ingenuità, seguono troppo spesso i luccichii di promesse che non potranno mai realizzarsi. Loro lo sanno, ma accettano di vivere un giorno di falsa speranza piuttosto che una vita di vera lotta. Chi “compra il povero per un paio di sandali” è colpevole due volte. Il passaggio della nostra comunità cristiana è epocale, e non sarà un percorso facile, ma ci stiamo, e ci stanno provando. Questa è Risurrezione!

E’ il passaggio dello staff che lavora nei nostri progetti di riabilitazione: aprire gli occhi, finalmente, sulle loro incredibili potenzialità, e credere che “possiamo farcela da soli”, o almeno in relazione paritaria con altri che vorranno partecipare a questi progetti. E’ un’assunzione di responsabilità rischiosa perché, se si fallisce, non ci sarà il boss di turno da accusare. Essere testimoni di questa lenta crescita, di questa graduale presa di coscienza è qualcosa di straordinario: vale la pena sbattersi per anni solo per vedere anche solo il bagliore di questa nuova consapevolezza. Gli occhi brillano: i miei, per la gioia di vederli crescere; i loro, per la gioia di sentirsi finalmente protagonisti. Questa è Risurrezione.

E’ il passaggio da morte a vita di tanti in riabilitazione, sia ragazzi che adulti: lasciano la morte delle droghe e dell’alcool, la morte di una vita persa per proprie colpe e emarginata per colpe di altri. E’ il passaggio di riscoprirsi degni, utili, accolti, ascoltati, rispettati, coinvolti. Amati. E’ il passaggio frutto di innumerevoli atti di pazienza e abnegazione degli operatori sociali che lavorano per loro e con loro. E Dio entra, e tutto trasforma: rende la fatica sopportabile, l’impossibile possibile, la tenebra luce. Questa è Resurrezione.

E’ il passaggio di tante donne di Korogocho che cercano in tutti i modi di acquistare un fazzoletto di terra per sistemarsi e sistemare i propri figli. Penso in particolare a Mary, che sto aiutando proprio in questa impresa enorme: 2,000 euro per risorgere a vita nuova sulla propria terra. Un sogno impossibile? Sì, se lasciata sola, non se si cammina insieme. Helder Camara diceva che se sogno da solo, il mio sogno rimane un semplice sogno, ma se sogniamo insieme, allora il nostro sogno è l’inizio di un mondo nuovo. Questa è Resurrezione.

Ci sono purtroppo anche passaggi interrotti, spezzati, frantumati. Proprio perché l’uomo non sceglie, o sceglie l’egoismo, la via più facile che quasi sempre coincide con la via della violenza, della sopraffazione, del dominio. Penso al Sud Sudan, ripiombato in una guerra civile che non ha scuse. Penso al Centrafrica, perso nelle tenebre di interessi di parte, locali e internazionali. Penso all’inazione colpevole di tantissimi politici (non dico: della politica, perché’ la politica non esiste, esistono solo politici che fanno o non fanno politica, cioè la ricerca concertata del bene comune); un’inazione che sprofonda la società civile nel baratro di rivendicazioni settoriali, piccole, meschine. E il povero, l’uomo e la donna comuni, soffrono, e ne pagano il prezzo più alto. Penso a tanti cittadini che si fermano alla lamentela, all’accusa, alla ricerca del colpevole, incapaci di alzarsi e rivendicare i loro diritti, incapaci di scegliere chi davvero possa rappresentarli. Penso a chi si fa paladino di questi diritti dei cittadini, pensando di conoscerli meglio solo perché fa indagini statistiche, sondaggi, o solo perché “chiede alla rete”.

Anche in questi passaggi interrotti dal nostro egoismo e piccineria, Dio non perde la pazienza, ma si butta nella mischia. Lui non molla, non brucia la zizzania prima del tempo, convinto di poterla trasformare in grano buono. Questa è la nostra certezza di credenti. Questa è Risurrezione.

Anch’io sto vivendo il mio passaggio, da Korogocho a Langata: 20 chilometri che sembrano due anni luce, tanto i mondi sono diversi. Dal primo maggio mi trasferiranno allo scolasticato di Langata, la casa di formazione dove i giovani comboniani stanno decidendo che tipo di comboniani essere. Lascio Korogocho fisicamente – anche per lasciare tutto lo spazio necessario a p. Kennedy, arrivato a gennaio, di vivere il suo passaggio ed entrare a Korogocho a suo modo, senza presenze scomode a fianco – ma non lo lascio affettivamente ne’ missionariamente. Quello che questa gente mi ha insegnato, quello che questi quattro anni mi hanno dato è inestimabile, e non so se riuscirò mai a fare un bilancio. Un amico mi ha detto che Koch è la mia casa: non so se sono degno di tanto, ma sento che ha ragione. Un altro, ringraziandomi di quanto fatto in questi anni, mi ha detto che è ora che io vada, perché adesso tocca a loro: so che ha ragione, e l’ho ringraziato.

Korogocho sta cambiando, la coscienza dei poveri sta cambiando, e forse noi, “buoni del Nord”, non ce ne accorgiamo, o non vogliamo accorgercene. La presenza di Peter e Raphael sulle strade italiane il mese scorso (finalmente Korogocho che parla si se’, senza filtri missionari!) è solo l’aurora di ciò che potrebbe significare una relazione alla pari con questa gente. Io ci credo e ci ho scommesso tutto, al punto da accettare, a malincuore, di lasciare Korogocho: lascio perché so che Korogocho continuerà il suo cammino straordinario di riscatto e rivendicazione dei propri diritti. Oso credere che anche questa è Resurrezione.

L’unica preoccupazione che lascio dietro di me è la sostenibilità economica dei progetti: come tutti, stiamo sentendo sulla nostra pelle la crisi economica, che è colpa di chi i soldi li ha sempre avuti, ed è pagata da chi di soldi ne ha sempre avuti pochi e adesso ne ha anche di meno. Stiamo attraversando un momento difficile e ci affidiamo davvero alla Provvidenza, che non ci ha mai lasciati, e che lavora, anche qui, attraverso le piccole scelte concrete di tante persone di buona volontà. Tu puoi essere, o continuare a essere, una di loro.

Vi auguro davvero di vivere il vostro passaggio, nella vostra vita concreta, come un piccolo passo verso la Risurrezione. E che Dio, che ha risuscitato Cristo dai morti, risusciti anche noi a Vita nuova e piena, già qui su questa terra. Vi auguro di esser pietre rotolanti (citazione di un augurio ricevuto oggi) che lasciano entrare luce là dove pensiamo ci sia solo tenebra e morte.

Un abbraccio enorme e pasquale,

Padre Stefano Giudici

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Giornalista - Blogger - Educatore Professionale

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Questa voce è stata pubblicata il 19 aprile 2014 da in Storie con tag , , .

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