DREAMERS AT WORK

Storie di passione, amore, coraggio e talento. Una fotografia dei valori e dei sentimenti dei sognatori di oggi. Uno sguardo curioso e aperto, al di là di preconcetti e luoghi comuni…

Dom Helder Camara, “la voce di chi non ha voce”

1Quando nel 1999, a Recife, veniva a mancare Dom Helder Camara, se ne andava il S.Francesco del XX secolo, come venne definito a seguito dell’impegno che lo vide, per la sua intera vita, accanto agli ultimi e ai dimenticati.
Perseguitato e minacciato per il suo impegno, amava definirsi “La voce di chi non ha voce” e la sua figura oggi appartiene a quel patrimonio umano di tutti coloro che lottarono per un mondo diverso, che non si dimenticasse degli ultimi della terra.

Hélder Câmara è nato in una famiglia modestissima a Fortaleza Brasile, il 7 febbraio 1909, undicesimo di tredici figli, “… no domingo de Carnaval …” (nella domenica di Carnevale). Il padre, João Eduardo Torres Câmara Filho, libraio, decise di battezzarlo con questo nome scoprendo che si trattava di un piccolo porto nel Nord dell’Olanda, Den Helder, appunto. La madre, Adelaide Pessoa Câmara, era insegnante di scuola elementare. Il piccolo Hélder perse cinque fratelli in tenera età a causa di un’epidemia di difterite.

Ordinato sacerdote il 15 agosto 1931 a Rio de Janeiro, dove viene nominato vescovo ausiliare il 3 marzo 1952 ricevendo l’ordinazione episcopale il 20 aprile 1952 dal cardinale Jaime de Barros Câmara, coconsacranti l’arcivescovo Rosalvo Costa Rêgo e il vescovo Jorge Marcos de Oliveira. Qui fonda la Banca della Provvidenza di San Sebastiano, che assisteva i poveri e gli emarginati. Sempre a Rio, organizzò il 36º Congresso Eucaristico Internazionale e la Conferenza Nazionale dei Vescovi Brasiliani (CNBB), della quale fu attivissimo segretario. Partecipò al Concilio Vaticano II offrendo notevoli contributi di devozione disiteressata, assieme ad altri vescovi provenienti dai Paesi del Sud del mondo. Fu anche dei fautori di quella che sarebbe stata chiamata “opzione preferenziale per i poveri”. Il 12 marzo 1964 viene nominato da Paolo VI arcivescovo di Olinda e Recife.

Spinto dai suoi superiori ha lavorato per risolvere la miseria nelle favelas e per questo fu anche nominato “il vescovo delle favelas”. Si è occupato sia dell’incontro delle grandi religioni in pace sia della campagna “Un 2000 senza miseria”.

È stato uno dei maggiori precursori della teologia della liberazione latinoamericana e uno degli esponenti che ha maggiormente integrato dimensione politica e dimensione spirituale della fede cristiana.

Ha lasciato la diocesi il 2 aprile 1985, per raggiunti limiti di età (secondo le disposizioni del Diritto canonico), vivendo sempre nell’appartamento popolare in cui si era trasferito all’inizio del suo ministero episcopale, a Recife, fino alla morte, avvenuta il 27 agosto 1999.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 agosto 2014 da in Personaggi, Storie con tag , , .

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