DREAMERS AT WORK

Storie di passione, amore, coraggio e talento. Una fotografia dei valori e dei sentimenti dei sognatori di oggi. Uno sguardo curioso e aperto, al di là di preconcetti e luoghi comuni…

“The Rumble in the Jungle”

rumble-in-the-jungleIl 30 ottobre 1974 allo Stade du 20 Mai andò in scena l’incontro di boxe più spettacolare di sempre, quello tra Mohamed Ali e George Foreman e fu il primo campionato mondiale di pugilato dei pesi massimi ad aver luogo in Africa. Il dittatore zairese Mobutu Sese Seko, in cerca di visibilità internazionale con tanto di concerto di James Brown e Miriam Makeba, offrì una borsa di 5 milioni di dollari per ognuno dei due contendenti: il campione del mondo George Foreman e l’ estroverso Muhammad Ali.

I pronostici della vigilia vedevano Foreman largamente favorito. Diversi fattori sembravano sostenere tale convinzione: Foreman appariva nel pieno del vigore atletico, mentre Ali, di 7 anni più anziano, sembrava aver intrapreso il viale del tramonto, soprattutto dopo il tentativo fallito di riconquista del titolo; Foreman arrivava all’appuntamento con il considerevole record di 40 vittorie su 40 incontri disputati, mentre Ali sempre più raramente riusciva ad imporsi prima del limite; Ali era stato sconfitto da Frazier e da Norton, pugili che erano stati sbaragliati da Foreman nel giro di due riprese.

Nonostante il clima di sfiducia che lo circondava, Muhammad Ali non perdeva occasione per ribadire la sua certezza nella vittoria, galvanizzato dall’entusiasmo della popolazione zairese che lo aveva accolto trionfalmente.

Davanti a 100.000 africani entusiasti, l’incontro si aprì con Muhammad Ali inaspettatamente all’attacco, nel tentativo di cogliere di sorpresa l’avversario con alcuni rapidissimi uno-due al volto. Nei rounds successivi la costante, implacabile pressione di Foreman incollò Ali alle corde. I colpi fortissimi del campione del mondo risultavano però poco efficaci e non riuscivano a penetrare l’ermetica difesa di Ali. Foreman, provocato da Ali che lo scherniva e lo insultava, continuava a portare senza sosta colpi rabbiosi e violenti che finivano però sulle braccia o sui guantoni dell’avversario. Il risultato del suo sterile attacco fu che, con il passare delle riprese, era sempre più stanco e i suoi colpi sempre meno potenti e Muhammad Ali, arroccato nella sua impenetrabile difesa, dava l’impressione di risparmiare le forze e di resistere bene alla violenza dell’avversario.

L’ottavo round sembrava riproporre il copione delle riprese precedenti, con Foreman all’attacco e Ali chiuso nell’angolo con il volto nascosto dietro i guantoni alzati, quando improvvisamente arrivò l’inatteso epilogo: in un fulmineo contrattacco Muhammad Ali uscì dall’angolo e portò una serie al volto dell’ormai esausto Foreman che, per la prima volta nella sua carriera, crollò al tappeto.

Foreman fu incapace di accettare la sconfitta: dichiarò di essere stato avvelenato prima del match e accusò i secondi di Ali di aver deliberatamente allentato le corde del ring per permettere al loro pugile di potercisi appoggiare per evitare i suoi colpi. Solo molti anni più tardi fu in grado di riconoscere che a Kinshasa Ali vinse perché “era, almeno per quella notte, l’atleta migliore“.

Oggi Foreman racconta di come quei maledetti 24 minuti gli fecero incontrare Dio e benedice Ali, 72 anni, roso dal Parkinson. Ma lo show, atteso, imperdibile, in mondovisione, dopo quarant’anni, a Kinshasa è un ricordo sbiadito. I miti sono altri. E sono undici, pantaloncini e maglietta verde con maniche nere. Al Tata-Raphaël, nella finale d’andata della Coppa dei campioni africana hanno pareggiato 2-2 con gli algerini dell’Entente Setif. “I tifosi stanno contando le ore che li separano dalla partita di ritorno di sabato prossimo: in gioco c’è il trofeo, la partecipazione ai Mondiali per club in Marocco e la possibilità di sfidare il Bayern Monaco”.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 ottobre 2014 da in Personaggi, Storie con tag , , .

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